FRAMMENTI DI VITA
Nessun racconto fiabesco, ma soltanto ciò che il vortice della vita ha portato , rendendo il linguaggio della pittura uno dei migliori strumenti miei di comunicazione con il mondo.
Nessun racconto fiabesco, ma soltanto ciò che il vortice della vita ha portato , rendendo il linguaggio della pittura uno dei migliori strumenti miei di comunicazione con il mondo.
in questa pagina ci sono coinvolte alcune parti della mia vita che hanno portato la pittura a diventare sempre di più parte integrante delle mie giornate, da necessità, sventure, notti insonni e aree del cervello che si attivavano solo in certi modi.
Maggio 2018 London
Prima della Prima mostra personale nel Castello di SommarSet-HOuse
Momento Scatto grazie a photografer Sama Yahyazadeh
Ero a londra (2012-2019) e lavoravo spesso, alcune volte facevo dalle 10/11 ore al giorno e da sommare quelle per tornare a casa.
Non mi restava molto poi per cenare la sera, però ricordo che durante le ore diurne il mio cervello si caricava di pensieri, idee ed immaginazioni.
Iniziai a scrivere prima di tutto diari, in un anno son diventati tre e quattro fino a che ad un certo punto avevo bisogno di visualizzare anche ciò che scrivevo, avevo bisogno di materializzare tutto e non solo metterlo a parole.
In quei primi anni quindi avevo fatto tantissime fotografie ed avevo scritto parecchio ma per questioni di spazio e di soldi, non avevo mai messo nulla al computer.
Quando i miei guadagni migliorarono e potei finalmente permettermi di acquistare strumenti e materiali, cominciai a dare forma a qualcosa che avevo dentro da tempo. Acquistai un computer, che in quel momento rappresentava per me uno strumento importante per mettere ordine nelle idee, nelle immagini e nelle raccolte che avevo accumulato.
Sentivo che non mi bastava raccogliere e organizzare. Avevo bisogno di creare.
Così, con pochi soldi in tasca, entrai in un Art Shop a Covent Garden.
Ricordo ancora quella sensazione: avevo voglia di ricominciare a dipingere, ma allo stesso tempo avevo paura che colori, tele e materiali costassero troppo.
Poi scoprii che il rapporto tra il costo della vita e il costo dei materiali artistici a Londra mi permetteva realmente di farlo. Potevo comprare colori, tele, pennelli e strumenti senza che ogni acquisto diventasse un sacrificio.
Fu una svolta.
Non avevo ancora un progetto artistico preciso. Avevo semplicemente ricominciato a creare.
E forse è proprio da lì che è iniziato il mio vero percorso.
Acrylic on canvas
30x40
many things in a small portrait
La prima tela fatta .
Dopo una notte insonne alle tre del mattino mi piazzai il cavalletto piccolino da scrivania, presi i colori e decidetti di rappresentare il sogno che avevo appena fatto.
Era un periodo difficile , avevo avuto una brutta storia e si trascinava nel tempo con sempre più veleno , stanchezza e mancanza di lucidità . I pensieri nella notte non mi davano pace, ho sempre messo da parte me stesso purchè gli altri stessero bene, lo facevo automaticamente da sempre eppure mi sono ritrovato in faccia l'incontrastabile realtà che per quanto tu ci voglia provare, non potrai mai piacere a tutti , semplicemente per per il fatto che non tutti vogliono essere aiutati per come tu intendi, se per te un percorso è sbagliato, non per forza devi cercare di correggerlo.
In questi sogni mi si presento quindi questo mondo, queste figure, la mia mente associava e dissociava, un visto pallido e freddo, una benda volutamente posta sugli occhi per dormire o per non vedere, solo un piccolo spiraglio per accendersi una sigaretta, sempre in bocca, unica parte del corpo calda per il fumo che riempiva i polmoni ed usciva per le labbra, lentamente strisciando tra le curve del viso, quasi un sorriso quasi in disprezzo. Non voleva vedere.
(Scuma, era un mio modo di dire per indicare cose inutili, bizzarre che apparentemente non hanno motivo di esistere se non per indicare che qualcosa sta avvenendo o è avvenuto) .
Tela 30x40
Acrilico su tela
La mia Londra, tra Arte, studio e lavoro
Gli ultimi anni a Londra sono stati per me qualcosa di più di un periodo di vita all'estero.
Sono arrivato in un momento in cui avevo bisogno di crescere, di cercare nuove possibilità e, soprattutto, di capire cosa volessi davvero fare.
Londra mi ha dato l'occasione di incontrare persone, ambienti e situazioni che hanno lentamente riacceso in me una passione che avevo sempre avuto: l'arte.
Ho iniziato a guardarla con occhi diversi. Non più soltanto come qualcosa da ammirare, ma come un mondo da conoscere, sperimentare e, un giorno, abitare.
Ho avuto la fortuna di trovarmi nel posto giusto, nel momento giusto: circondato da artisti, mostre, eventi, creatività e persone che ogni giorno mi offrivano nuovi stimoli.
Il Castello di Somerset House era come un posto incantato dove avvenivano magie tutti i giorni ed io incredibilmente ne gestivo alcune, creavo per gli artisti e di conseguenza assorbivo da loro ciò che amavo, era uno scambio continuo, giorni intensi ed intrinsechi di tutto.
Io osservavo, ascoltavo, imparavo. E poi cercavo di portare tutto a casa.
La curiosità è diventata studio.
Lo studio è diventato sperimentazione.
La sperimentazione è diventata sempre più necessità di creare.
È stato in quegli anni che ho iniziato a capire che l'arte poteva diventare qualcosa di molto più grande di una semplice passione.
Forse non avevo ancora trovato la mia strada.
Ma avevo finalmente iniziato a percorrerla.
Prima è stata una baracca.
Poi un rifugio.
Oggi è un laboratorio.
Ma in fondo, è sempre stato un luogo dove costruire qualcosa.
Questa piccola baracca nasce e cresce negli anni del periodo universitario, nel 2007.
Erano le classiche estati in cui il prurito alle mani di chi ama creare diventa quasi impossibile da fermare.
La costruimmo io e i miei fratelli utilizzando quasi esclusivamente materiale di recupero: parti di un vecchio tetto smontato, pali del telefono caduti e lamiere di scarto.
Dopo circa due mesi di lavoro, durante l'estate, avevamo tirato su quello che sarebbe diventato un piccolo centro di incontro nel mezzo della campagna.
All'inizio era soprattutto il nostro rifugio per bische, grigliate e party.
Poi, poco alla volta, tutto intorno iniziò a cambiare.
La campagna divenne un giardino, comparvero un piccolo laghetto, piante e fiori, e quella che era nata quasi per gioco iniziò ad assumere una propria identità.
-DA BARACCHINA A SCUMA LAB
Nel 2019, al mio ritorno da Londra, e successivamente durante il periodo del Covid, quello spazio cambiò completamente funzione.
Avevo finalmente tempo, voglia di sperimentare e soprattutto la possibilità di lasciare strumenti e opere sempre pronti.
La piccola Baracchina diventò così, a tutti gli effetti, IL LABORATORIO SCUMA.
Poi semplicemente Scuma LAB.
Era diventato il luogo in cui potevo entrare e iniziare a creare senza dover ogni volta preparare tutto da zero.
Ci sono stati giorni in cui riuscivo a realizzare sei o sette opere, completamente immerso nel lavoro.
Avevo persino un lettino e un lavandino e, qualche volta, finivo per dormirci dentro.
Diciamo che in quegli anni ho messo a rischio anche un po' la mia salute...
ma questa è un'altra storia. :)
Scuma LAB è ancora lì.
È tuttora operativo e continua a cambiare insieme a me.
Durante l'inverno diventa il mio laboratorio a tutti gli effetti: le temperature e la possibilità di avere tutto a disposizione lo rendono particolarmente prezioso.
Ma non è soltanto uno spazio dove dipingo.
Nel tempo si è trasformato anche in un luogo per workshop, incontri, riunioni strategiche e sperimentazioni.
Un piccolo spazio nato da materiali di recupero, costruito con i miei fratelli quasi per gioco, che negli anni è diventato qualcosa di molto più importante.
Non è semplicemente il luogo dove realizzo le mie opere.
È il luogo dove le idee prendono forma